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giovedì 25 febbraio 2010

LADRI DI VITE.



 Qualcuno mi ha rubato la vita!
Non sono morto, no! Non è a questo che alludo. Ma chi si è preso la mia vita sostituendola con questa che non è la mia?
Mi sveglio la mattina e penso:” Ma che ci faccio qua? Chi è quest’uomo con questa faccia stropicciata, le borse sotto gli occhi, che nel corpo di un vecchio ha l’anima di un ragazzo?”
Che poi vecchio forse non lo sono, ma ditelo alle mie ginocchia che scricchiolano ad ogni passo, agli occhi che lacrimano di emozione o solo di polvere.
E questa stanza, questa casa, questa strada, che accoglie i miei passi tranquilli, certe volte faticosi, come me la trovo?
Non è certo la casa di mio padre, dove tutto è iniziato. Dove tutto si è perso. Non è certo la strada della mia infanzia, dove correvo col vento nelle scarpe.
Deve essere avvenuto allora. Lo scambio intendo. Qualcuno ha rubato la mia vita piena di promesse di un luminoso futuro, lasciandomene un’altra da hard discount. Di quelle che si cedono a prezzo scontato perché di scarsa qualità.
O forse è stato dopo, al tempo dei venti anni in quell’orizzonte che racchiude le scelte e gli inganni.
Quando credi che avrai ancora mille e mille occasioni nuove fra le quali puoi permetterti di scegliere.
“ Voglio essere questo, o quello. Voglio essere Dio” E  ti pare pure possibile!
Era come un gioco, la folle illusione di essere libero. Di poter scegliere fra i mille sentieri di un destino immaginato e un po’ temuto.
Portavo i capelli lunghi sulle spalle, i pantaloni a zampa di elefante e i Ray-Ban a specchio che nascondevano, negli occhi, la timidezza e la paura. Alla mia ragazza di allora stringevo forte la mano e lei pensava a chissà quali pensieri ci fossero dietro la mia fronte spaziosa, mentre non c’era proprio niente, ma guardavo l’orizzonte con lo sguardo da divo per rendermi importante.
Chissà dove è finita la “lei “di allora.
Si è persa nella nebbia ostile del tempo. Forse anche a lei hanno rubato la vita, sostituendola con quella di una casalinga di mezza età con le pantofole ai piedi  e il ventre sformato da qualche figlio di troppo…
Figli cercati, figli voluti, figli capitati per caso come un’ingiusta condanna, figli e basta.
Il seme del nostro futuro, dicono. Raggi di sole nelle albe livide, sorrisi e pianti, coccole e carezze. Felicità e paura… ma anche la spina nel cuore che fa male solo se ci pensi. Piantata lì nel profondo che quasi non ti accorgi ed al dolore ti ci abitui. Fino a quando ti accorgi che ti uccide, piano, ogni giorno, con la piaga infetta della disillusione. Figli e basta. Non si possono scegliere. Sono come la sorpresa nell’uovo di Pasqua. C’è chi è fortunato e chi meno, chi sfortunato assai. Succede.
E di sicuro in questa vita con cui hanno sostituito la mia, io sfortunato lo sono stato.
Ci deve essere stato un equivoco, lassù nei piani alti. Non doveva andare così. Con chi potrei mai protestare? Chi è stato quel ladro che è arrivato di notte a portarsi via la mia vita, i miei sogni, le speranze, i miei desideri, per lasciarmi in cambio la sua?
Vita da carcerato. Le sbarre invisibili, il tanfo della noia, la stretta insopportabile dei troppi doveri.
Il sentiero già segnato delle occasioni perdute che non torneranno, dalle direzioni obbligate che altri hanno scelto per me. Le illusioni svanite, i giorni senza speranza?
E’ stato un bell’affare per lui. Il ladro intendo. Magari ora sta lì a sfregarsi le mani, la bava alla bocca, per come mi ha ingannato, per come mi ha fregato.
E io? Io resto da solo con quello che resta. Un volto ingrigito che mi guarda dallo specchio.
Ci vorrebbe una vita di ricambio.
Una vita da tenere conservata. Di scorta per i momenti peggiori.
Una vita tutta nuova, quasi vergine, da scrivere tutta, senza gli errori commessi.
Una vita in cui essere liberi…di essere…SE STESSI!

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