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lunedì 28 maggio 2012

DI PIETRE E POLVERE



Di pietre e polvere, la strada trascinava i passi di un vecchio.
Pantaloni di fustagno, la coppola calata sugli occhi, sul viso gli insulti del tempo.
Le case basse e vicino l’uscio socchiuso donne di una bellezza antica guardano verso l’obiettivo che fissa il loro sguardo lontano, per l’eternità.
E nel color di seppia di queste antiche fotografie si indovina, un sole implacabile da asciugare la terra.
Il primo ragazzo che ho amato. Avevo sedici anni e lui pure. E' stato un amore romantico che né io e né lui abbiamo mai dimenticato.
Un amore mai finito, ma solo interrotto dalla casualità cinica degli eventi.
A quell'età si crede di avere in pugno il proprio destino e che in qualunque momento si
possano riannodare i fili spezzati di una storia ma invece non è vero.
Per noi non fu così. Come d’inverno agli alberi, le foglie, il vento strappa indifferente, così il destino e il tempo ci spinsero su sentieri imprevisti e lontani.
Nelle nostre esistenze disperse si sono accumulate cose, persone, momenti che ci hanno segnato nell’anima ragnatele di disillusioni.
Incontrarci di nuovo non era previsto. Capitò.
La vita ha stropicciato anche lui come ha stropicciato me, ma quando gli ho chiesto: " Mi riconosci? Ti ricordi chi sono?" un lampo si è acceso nei suoi occhi e il suo sorriso ci ha fatto scivolare indietro nel tempo della nostra lontanissima giovinezza.
Ci siamo abbracciati con la tenerezza dei ricordi condivisi e del rimpianto per quello che poteva essere e non fu.
Chissà se insieme avremmo avuto una vita più felice, chissà come avrebbe potuto essere.
Prima di partire gli ho chiesto se accettava di fare una foto con me. Lui è stato contento.
Ci siamo messi in posa, lui un braccio intorno alle mie spalle e io intorno alla sua vita.
Non ho visto i suoi capelli grigi, lo sguardo stanco dei suoi occhi, ma mi è sembrato sempre lo stesso di allora: il bel ragazzo bruno per il quale mi batteva il cuore, gli occhi scuri pensosi, la voce bassa e roca.
Anche la vita più lunga è così breve! Sono passati più di trent'anni e nel ricordo mi sembra ieri.
Oggi, nel paese che mi ha visto bambina, casermoni anonimi hanno preso il posto delle case basse e nelle strade deserte per la calura estiva, passano auto affannate.
Non c’è più nessuno seduto davanti agli usci delle case, ma portoni chiusi davanti alle vite degli altri.
Io mi porto addosso la vita come un vestito logoro.
Non ha mantenuto le promesse. Questo no. E neanche io a me stessa.
I ricordi sono come sassi dispersi nella polvere delle strade…

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