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mercoledì 5 maggio 2010

QUEL CHE RESTA...


“ Non ti ho amato per noia, o per solitudine, o per capriccio. Ti ho amato perché il desiderio di te era più forte di qualsiasi felicità. E lo sapevo che poi la vita non è abbastanza grande per tenere insieme tutto quello che riesce ad immaginarsi il desiderio. Ma non ho cercato di fermarmi, né di fermarti. Sapevo che lo avrebbe fatto lei. E lo ha fatto. E’ scoppiata tutta di un colpo »
Alessandro Baricco- Oceano mare

“Ma se la radiosa luce che una volta brillava
È ora per sempre tolta dal mio sguardo
“Se niente può far sì che si rinnovi all’erba il suo splendore e che riviva il fiore
Della sorte funesta non ci dolremo
Ma ancor più saldo in petto
Godremo di quel che resta”
Il poeta William Wordsworth:

E non restava niente in questa pioggia che cadeva lenta, inesorabile come il destino o come il tempo che tutto tritura, sputando fuori scampoli di momenti, belli, brutti, insignificanti nel senso ultimo di una vita. Una vita che comunque era persa nella sua assoluta inutilità.
Un uomo o una donna comuni che trascinano i giorni illudendosi che serva a qualcosa. Ma sono poche e rarissime le vite che lasciano un segno sul volto del tempo. Le altre sono vite di formiche o di piante che servono soltanto a permettere alla vita di perpetuare se stessa.
Ero stanca. Le speranze erano beffe inutili e crudeli. Giocare a dirsi addio era quasi la prova finale che potevo sopravvivere.

Stavamo passando un brutto periodo. Ma era un periodo o il naturale evolversi della nostra storia?
Il nostro amore si era logorato. Non eravamo riusciti a fare il salto di qualità che ci avrebbe innalzati al di sopra di noi stessi, delle nostre debolezze, delle nostre meschinerie e questo ci spingeva a colpevolizzarci reciprocamente. Ci avevo molto pensato e nonostante questo non ero riuscita a darmi la risposta. Tu avevi quell’espressione fragile che spingeva al perdono anche quando distruggevi tutto con un gesto sbagliato,
Il diavolo non esiste. Lucifero è solo la faccia cattiva di Dio. Il tuo egoismo, era la faccia cattiva del tuo amore per me.
E così all’improvviso ci sentiamo stretti in una scelta di vita strozzata dalle convenzioni. Una vita sconfitta da un dolore che non è nostro ma di un mondo soffocante che la comprime imponendole un cammino scontato. Credevamo insieme di far cadere le maschere che ci coprivano il viso e il loro bruciare ma invece della libertà scoprimmo il lato più oscuro di noi stessi


Una volta una mia zia mi cucì una gonna rossa. Ero una ragazzina vanitosa e quella gonna mi piaceva molto aderente in vita e scampanata sotto. Pensavo di metterla per uscire in un giorno di festa. Mio padre mi guardò con aria severa. Prima ancora che parlasse già sapevo di non piacergli, come sempre del resto. Sentenziò: " E' brutta e ti sta male". Ma ero io ad essere brutta ai suoi occhi. O forse ai miei! Non ha fatto differenza comunque. Ho attraversato la vita con quell’oscuro senso di inutilità assoluta che toglieva il gusto a tutte le cose. Qualunque cosa io facessi, qualunque cosa mi succedesse, la mia anima inaridita non riusciva a raggiungere il limite di un entusiasmo sia pure passeggero. Era come anestetizzata in un senso di vacuità assoluta e senza scampo.
E poi arrivasti tu. Come un ciclone a rivoltarmi la vita. Dal primo momento che ti vidi seppi che mi avresti travolto. Sembravi l’artiglio del destino che viene a salvarti o a distruggerti.
Mi sembrasti speciale. Mi sembrava che niente ti avrebbe fermato. Come un uragano era il tuo amore per me, così pensavo. Eri così dolce, così attento ad ogni mio piccolo gesto. Ho creduto quasi di piacerti davvero.
Ci ho creduto ad una grande storia, a questo regalo di un destino avaro e forse ci hai creduto anche tu. Avremmo potuto andare avanti per anni a crederci, portandoci addosso la convinzione irrealistica di essere unici. Felici e basta come un fiore appena sbocciato nel primo sole d’aprile.
Avrebbe potuto non finire mai.
Ma poi un giorno, in un momento qualunque, per un motivo banale che dopo neanche si riesce a ricordare, succede che si rompe qualcosa. Ecco si spezza qualcosa nel fantastico ingranaggio che la nostra mente o il nostro cuore ha creato. Uno scricchiolio improvviso senza una ragione o forse per mille ragioni che nel tempo ci erano sfuggite, accalcandosi in un angolo polveroso del nostro cuore, dimenticate, e si rimane lì a chiedersi perché quella meravigliosa storia che era nostra si sia stropicciata perdendosi in mille piccolissime crepe quasi invisibili ma dolorose come piaghe aperte sulla superficie dell’anima. Perché non l’abbiamo più addosso ma davanti a noi e la guardiamo la nostra meravigliosa storia, come se fosse quella di altri, come un film. Basta un niente e le domande che ti fai non trovano risposte e senti dentro quel senso di freddo come una nuvola nera che ad un tratto oscura il sole. Basta quello ecco.
L’amore non è in ordine alfabetico. E’ fatto di briciole che appaiono e scompaiono, il problema è raccoglierle dopo, è un mucchietto di sabbia, fatto di granelli disordinati e folli. Ma dove sarà quel benedetto granello che teneva tutto insieme?
Forse la vita è una ferita che l’amore cerca di curare mischiando due corpi che si cercano, bocche, mani, pelle, desiderio, tristezza.
Ma la vita è una malattia inguaribile
Ci camminiamo dentro come sulla sabbia, dove le nostre orme restano, amore mio, precise, ordinate, sembra… Ma domani ci alzeremo e sulla sconfinata spiaggia della vita non ci sarà più nulla, né un’orma, né un segno qualsiasi. Tutto sarà stato cancellato dal mare o dal vento.
La marea della vita nasconde tutto come se non fossimo mai passati, come se non fossimo neanche mai esistiti.
E’ il tempo che passa… E basta!

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